Mostra

Dopo il successo di Napoli, nella suggestiva sala Carceri di Castel dell’Ovo, arriva a Milano la mostra “Come l’acqua sul fuoco… l’alchimia tra cibo e design”, visitabile dal 22 al 27 settembre 2015 presso ADI per EXPÒ, via Bramante 42.

Vernissage 22 settembre 2015 ore 18.00 presso ADI per EXPÒ, via Bramante 42.

Apertura mostra ore 10.00 – 19.00.

 

Mostra Milano fronte       Mostra Retro

 

Info mostra Milano

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L’associazione culturale Creatività e Comunicazione, nell’ambito dell’evento di design 2015 “Come l’acqua sul fuoco… il cibo, ponte culturale tra l’area vesuviana e l’area flegrea”, presenta la mostra

“COME L’ACQUA SUL FUOCO… L’ALCHIMIA TRA CIBO E DESIGN”

visitabile dal 5 giugno al 4 luglio 2015

orario 11.00 – 19.00

presso Sala “Le Carceri”

Castel dell’Ovo – Via Eldorado 3 (Borgo Marinaro) – Napoli

Invito

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Concept mostra:

L’associazione culturale Creatività e Comunicazione, che nell’ambito delle proprie competenze organizza iniziative culturali atte a valorizzare ogni risorsa che possa essere occasione di innovazione, progetto e sviluppo, ha scelto di promuovere la mostra “come l’acqua sul fuoco… l’alchimia tra cibo e design”, ospitata dal 5 giugno al 4 luglio 2015 nella suggestiva sede di Castel dell’Ovo, luogo votato ai più rappresentativi eventi legati al mondo dell’architettura e del design.

La mostra si articola in 7 diversi percorsi:

Percorso alchemico

Al termine alchìmia (dall’arabo al-kīmiyā’), oggigiorno attribuiamo un significato che si discosta dall’accezione originaria metafisica e meno distante dalla visione scientifica del mondo circostante. Può essere quindi considerata, come il tentativo dell’uomo, attraverso la manipolazione della materia, di rispondere a domande relative alla natura stessa delle cose ed ai meccanismi alla base delle conversioni/trasformazioni di una sostanza in un’altra.

Indagare oggi sul rapporto alchemico che intercorre tra ciò che assumiamo (food) e ciò che realizziamo per assumerlo (design), significa carpire le relazioni (chimico-fisiche) attraverso le quali la materia trasmuta, comunica col mondo esterno.

Nella semiosfera oggettuale, sono i progettisti (i designers), gli alchimisti incaricati di mettere a nudo i processi di trasformazione materica attraverso una personale sensibilità che traghetti l’interlocutore dallo stato di osservatore a quello di consapevole fruitore.

Nel percorso espositivo sono in mostra oggetti, fotografie e video esplicativi dei making-of, che dialogheranno all’unisono offrendo una chiave di lettura che ha come origine lo stato aggregativo della materia e che, parallelamente, esplorerà i processi alchemici in una visione in cui, designer e natura, collaboreranno alla creazione di nuovi scenari domestici.

Percorso ricerca food design

Il territorio campano è ricco di straordinari prodotti alimentari che da sempre animano una storia fatta di cultura, sapienza, tradizione. Questi cibi, che tanto raccontano del loro luogo d’origine, sono il punto di partenza per riflettere sul Food Design, il progetto del cibo. Questa disciplina, che in realtà è stata da sempre praticata dai tanti lavoratori del settore – dal coltivatore al cuoco, dal venditore al consumatore – oggi è sempre più materia di interesse per i progettisti. Soprattutto per quelli che vedono nel cibo un materiale da costruzione in continua trasformazione, pronto ad assumere nuove forme, colori, consistenze e profumi.

La selezione di progetti qui proposta racconta il processo progettuale di chi immagina differenti forme per il cibo, per gli strumenti che ne consentono la preparazione e per quelli che ne facilitano il consumo. Punto di partenza sono le tipologie alimentari di alcuni tra i prodotti d’eccellenza del territorio: dai friarielli alla pasta di Gragnano, dai pomodorini del piennolo alla mozzarella di bufala, e così via.

Ogni progetto di composizione gastronomica o di utensile per la cucina e la tavola è un modo inedito di immaginare vie per rinnovare la relazione che lega uomo e nutrienti: una storia fatta non solo di necessità, ma soprattutto di immaginazione. Un modo per attivare nuovi desideri attraverso quella creatività che nulla più del cibo sa suggerire ai nostri sensi.

Percorso suggestioni

In esposizione la collezione di Rina Menardi con oggetti in gres interamente fatti a mano, caratterizzati da linee semplici, ispirate alla natura, mai vicine alla produzione di serie e non necessariamente vincolate ad un uso, con la convinzione che l’oggetto non debba imporre la sua presenza ma, piuttosto, suggerire delle sensazioni, sia visive che tattili, in grado di evocare le nostre più profonde emozioni.

Rina lavora l’argilla senza mai sentirsi una ceramista tout-court. Sceglie la ceramica perché avverte in questo materiale la possibilità di esprimersi con lo spirito d’impossessarsi di alcuni segreti della natura, capirne le leggi, rispettarne le regole ed i limiti. La ricerca, personalissima, che fa sulle potenzialità espressive della ceramica è sempre andata di pari passo con la sua crescita interiore. Di sé Rina Menardi dice: “L’argilla mi consente di fissare tridimensionalmente dove sono e chi sono. E’ un modo di comunicare con me stessa e di conseguenza con gli altri. Mi preoccupo solo di rispettare quel naturale affioramento di cose che già abbiamo dentro.”

Le collezioni Rina Menardi sono fusione di arte, design e artigianato dove cromatismi, estetica e funzionalità s’incontrano a sintetizzare le intuizioni provenienti da quotidianità ed eventi esterni, creando atmosfere di serenità e piacere.

Percorso food, design & cinematografia

La cinematografia utilizza da sempre, seppure in maniera inconsapevole, elementi che oggi si possono considerare legati al “food design”: lo fa soprattutto quando l’esigenza di raccontare scenari futuristici impone un grande sforzo di immaginazione. Prima ancora del “food design”, la cinematografia ci ha mostrato un food design “del futuro”: pasti completi  in pillole, pietanze liofilizzate, cucine intelligenti in grado di soddisfare qualunque tipo di richiesta.

 Uno dei primi esempi da citare di “food design”in cinematografia può essere attribuito al film Tempi Moderni di Charlie Chaplin, in cui l’uomo viene sfamato da una futuristica macchina per la“nutrizione automatica”. Gli esempi sono potenzialmente infiniti: il cinema, nel suo costante tentativo di isolare le peculiarità del mondo reale per immortalarlo in un’immagine quanto più fedele possibile, è stato forse il primo grande precursore di quel concetto che noi oggi chiamiamo “food design”.

 Da qui la scelta di raccontare il “food design”attraverso immagini tratte dalla cinematografia, utilizzando stralci di pellicole in cui anche lo spettatore “ingenuo” potrà facilmente riconoscere e isolare quegli elementi che oggi gravitano intorno al mondo del “food design”: un concetto che solo di recente ha trovato una sua ragione d’essere, ma che a ben guardare, esiste da sempre, da quando l’uomo ha iniziato a “pensare” al cibo, come ricerca, sperimentazione, riflessione critica su quell’atto originario, la nutrizione che sta alla base della vita.

Percorso materia, immagine e design

Vista, olfatto e tatto, questi i sensi stimolati in questo percorso fatto di immagini, prodotti alimentari tipici, oggetti e profumi.

Le tradizioni del food design campano sono custodite come preziosi gioielli, perché il loro valore evocativo ed emozionale è inestimabile. I prodotti tipici diventano materia da toccare, fragranza da sentire. Questi alimenti rappresentano il simbolo e l’identità di un territorio molto vasto e ricco di tradizioni culinarie.

Gli stessi sono da sempre fonte di ispirazione nel mondo del design, dove la creatività e la grande capacità innovativa hanno prodotto oggetti iconici di alto profilo ma, al tempo stesso, anche di uso quotidiano. Gli oggetti esposti, firmati da famosi designer, realizzati per assumere il cibo o per alludere al cibo, anticipano le tendenze estetiche e sottolineano l’arte della progettazione industriale e del design sperimentale applicato all’alimentazione.

Il food design emerge in modo prorompente anche attraverso le immagini di Patrizia Savarese. Mix di colori e forme per le foto tratte dal suo archivio del Food e scattate per svariati committenti. Uno stile comunque riconoscibile anche attraverso lavori così diversi tra loro, dove il cibo viene utilizzato come elemento grafico per composizioni rigorose, al tempo stesso allegre e colorate.

Percorso “Dal Vesuvio ai Campi Flegrei…. navigando tra saperi, sapori e design”

“Che sia cibo pescato e poi consumato con nuovi strumenti o nuovi comportamenti, che sia cibo portato da terra, dalla spiaggia o dagli scogli, ma pur sempre consumato mentre sei a fare il bagno o a galleggiare sul materassino, mentre fai snorkeling o stai sul pattino, mentre sei in barca o sul bagnasciuga, mentre nuoti o fai surf, fai il morto a galla o sguazzi vicino a riva. Da soli o in compagnia, meditando o schiamazzando. Tutto questo non importa purché food and beverage siano consumati e venduti nell’acqua del mare di Napoli.”

Richiesta la progettazione di una struttura fissa o mobile, ancorata o galleggiante per la vendita e/o  promozione e/o consumo di cibo, bevande e prodotti tipici. Il luogo di destinazione del progetto è l’acqua e in particolare l’acqua del mare.

 Il progetto vincitore:

UPnea di Giulia Gargiulo, per la rispondenza al tema del concorso e la creazione di un manufatto leggero, poetico, originale, di impatto controllato che può ben inserirsi nel Golfo di Napoli.

Menzioni speciali:

- al progetto di Pasquale Paruolo per lo studio della relazione con il contesto e la sensibilità al tema ambientale;

- al progetto di Paolo Illiano per lo studio attento ai problemi funzionali e la sua iconicità pop.

Percorso Tour Campani

I tour Campani, nati e realizzati in collaborazione con l’associazione Movi_menti, hanno puntato a coinvolgere le realtà locali campane investigando sulle relazioni fra cibo e design in questi territori e raccogliendo esperienze e racconti dei designer e dei maestri dell’enogastronomia. Coinvolte tre province campane, Avellino, Salerno e Benevento, attraverso un format in cui designer selezionati e professionisti del food hanno proposto in chiave moderna i “prodotti tipici” della cucina partenopea allo scopo di renderli più appetibili al mercato nazionale ed estero. Una vera e propria sinergia tra i creativi della materia e i creativi del cibo. I piatti sono stati documentati attraverso video realizzati dal videomaker Antonello Carbone.

Hanno partecipato ai tour:

ANIELLO REGA e NELLO ANTONIO VALENTINO & ILARIA MOLLICA (Progetto UN MORSO DI… )

VINCENZO  CRISTALLO & chef  CARMEN VECCHIONE (Progetto PANE E CIOCCOLATO)

FABIO PIRONE & chef MIRKO BALZANO (Progetto RAMATELLA)

DIEGO GRANESE e MATTEO SANGIOVANNI (Progetto CHIPS GOURMET ITALIA)

FRANCESCO  GIANNATTASIO & chef ALFONSO MANZI (Progetto LA FORMA DEL SAPORE)

ANGELO FERRUCCI e Alfonso VITALE &  chef PASQUALE MARIGLIANO (Progetto ALI’ IL BABA’ TRA TRADIZIONE E DESIGN)

ROBERTO  MONTE  & chef PAOLO AMATO (Progetto  GLI UNTI)

SALVATORE  MARTORANA & chef  ALFREDO D’AMICO (Progetto PASTIERA 3)

GUIDO LA PUCA & chef GIUSEPPE SCAMARDELLA (Progetto GRISOTTO)

GIOVANNI BARRETTA  e CARMEN CARETTI & chef  DANIELE LUONGO (Progetto PANCOCCIO)